Gennaro Gattuso, un allenatore giusto al momento giusto...

Roberto Fusillo

7/13/20262 min read

Rino Gattuso , nato a Corigliano Calabro il 9 gennaio 1978. Soprannominato “Ringhio” per la grinta e l’aggressività in campo.
Da giocatore
• Ruolo: centrocampista mediano, lottatore e “motorino” della squadra.
• Club: cresce nel Perugia, passa ai Rangers in Scozia, poi Salernitana. Dal 1999 al 2012 lega la sua carriera al Milan: 13 stagioni, 468 presenze.
• Trofei col Milan: 2 Champions League 2002-03 e 2006-07, 2 Scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe italiane, 2 Supercoppe UEFA, 1 Mondiale per Club.
• Nazionale: 2000-2010. Campione del Mondo nel 2006 in Germania, ha giocato anche Euro 2004, Euro 2008 e Mondiale 2002 e 2010.
• Chiude da giocatore-svizzero al Sion nel 2013.
Da allenatore
La sua carriera in panchina è tutta “salvataggi” e contesti difficili non sempre fortunato:

1. Sion 2013: esordio da giocatore-allenatore
2. Palermo, OFI Creta, Pisa 2013-2017: con il Pisa ottiene la promozione in B
3. Milan 2017-2019: prima la Primavera, poi la prima squadra al posto di Montella. 6° posto e finale di Coppa Italia persa
4. Napoli 2019-2021: vince la Coppa Italia 2019-2020 battendo la Juve ai rigori. È il suo unico trofeo da allenatore finora. Media migliore in carriera: 2 punti a partita nel 2020/21
5. Fiorentina accordo saltato, poi Valencia e Olympique Marsiglia
6. Hajduk Spalato in Croazia
7. Nazionale Italiana giugno 2025 - aprile 2026: preso al posto di Spalletti, ma non riesce a qualificare l’Italia ai Mondiali 2026 dopo lo spareggio perso con la Bosnia. Bilancio: 8 partite, 6 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta
8.
Ringhio è diretto, passionale e non si tira mai indietro. In campo era il garante dell’equilibrio col Milan di Pirlo, Kakà e Seedorf. In panchina ha fatto meglio quando ha trovato spogliatoi compatti: vedi Napoli e il primo Milan.
Ha vinto praticamente tutto da giocatore e ora prova a rilanciare la Lazio dopo l’esperienza da CT della nazionale Italiana.
Con la panchina azzurra subentra a Luciano Spalletti in una situazione ormai disperata, si qualifica come secondo e arriva ai play off eliminando il nord Irlanda per poi perdere solo e soltanto ai rigori contro la Bosnia rimanendo in 10 per una follia di Bastoni.

Nella sua prima conferenza stampa da allenatore della Lazio ha fatto capire fin da subito la sua serietà e correttezza rispondendo alle domande dei colleghi con la massima sincerità e disponibilità.
Non ha denigrato nessuno al contrario del suo predecessore assumendosi le sue responsabilità e riprendendo il motto del grande Fascetti quando disse chi non se la sente può andarsene.
Da oggi comincia la sua avventura nella squadra biancoceleste auguro al nuovo mister le migliori cose e che possa riportare la nostra Lazio alle posizioni che gli competono.
In bocca al lupo mister......

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